La scadenza del 27 maggio 2026 per l’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio è trascorsa, ma per commercialisti e Studi professionali il tema resta più attuale che mai.
Molti professionisti hanno vissuto questo adempimento come una semplice scadenza normativa da rispettare entro una determinata data. In realtà, le nuove Regole Tecniche del CNDCEC hanno introdotto un approccio molto diverso rispetto al passato.
L’autovalutazione del rischio non è più un documento da aggiornare periodicamente e archiviare. È diventata uno strumento di controllo continuo dell’organizzazione dello Studio, delle procedure adottate e della capacità di gestire correttamente i rischi legati al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.
Un cambiamento importante, soprattutto in un periodo dell’anno già particolarmente intenso per i professionisti, impegnati tra dichiarazioni fiscali, bilanci, adempimenti societari e attività quotidiane richieste dalla clientela.
Aggiornamento autovalutazione antiriciclaggio: le novità rispetto al passato
Per molti anni l’autovalutazione del rischio è stata percepita come un adempimento formale. Lo Studio predisponeva il documento, lo conservava e provvedeva al suo aggiornamento periodico.
Oggi questo approccio non è più sufficiente.
Le nuove disposizioni prevedono infatti che l’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio venga effettuato ogni volta che intervengano modifiche rilevanti nell’attività dello Studio e, comunque, entro un anno dalla revisione dell’Analisi Nazionale dei Rischi (NRA).
Questo significa che il professionista deve monitorare costantemente la propria organizzazione, verificando se le procedure interne siano ancora adeguate rispetto ai servizi prestati, alla tipologia di clientela gestita e ai livelli di rischio presenti nello Studio.
L’obiettivo non è soltanto rispettare un obbligo normativo, ma dimostrare di avere un sistema organizzativo realmente efficace.

L’autovalutazione riguarda tutta l’organizzazione dello Studio
Uno degli aspetti più importanti da comprendere riguarda proprio il significato dell’autovalutazione del rischio.
La normativa non richiede di analizzare esclusivamente il singolo cliente o il singolo incarico professionale. L’attenzione si sposta invece sulla capacità complessiva dello Studio di prevenire e gestire eventuali situazioni di rischio.
Per questo motivo l’analisi deve prendere in considerazione diversi elementi: l’organizzazione interna, le procedure adottate, la formazione del personale, le modalità di conservazione documentale, i controlli interni e le attività di adeguata verifica della clientela.
Anche clienti considerati meno esposti al rischio, come quelli destinatari di sole prestazioni dichiarative, devono essere inclusi nella valutazione complessiva dello Studio.
L’autovalutazione deve infatti rappresentare una fotografia reale dell’attività professionale e delle modalità con cui vengono gestiti controlli, verifiche e procedure operative.
Perché i controlli sono sempre più orientati alla compliance reale
Negli ultimi anni gli organi di controllo hanno modificato il proprio approccio ispettivo.
Non viene più verificata soltanto la presenza formale dei documenti obbligatori. Sempre più spesso l’attenzione si concentra sulla concreta applicazione delle procedure antiriciclaggio e sulla capacità dello Studio di dimostrare un’effettiva gestione della compliance.
Questo significa che documenti incompleti, non aggiornati o non coerenti con l’operatività reale dello Studio possono rappresentare un elemento critico durante eventuali verifiche.
La tracciabilità delle attività svolte, la corretta archiviazione dei documenti, il monitoraggio delle procedure e la capacità di mantenere aggiornate le informazioni assumono oggi un’importanza sempre maggiore.
L’autovalutazione del rischio diventa quindi uno degli strumenti principali attraverso cui lo Studio dimostra il proprio livello di organizzazione e controllo interno.

Le difficoltà operative che molti Studi stanno affrontando
Per numerosi professionisti la vera criticità non riguarda la comprensione della normativa, ma la gestione pratica degli adempimenti richiesti.
Documentazione distribuita tra strumenti diversi, controlli manuali, procedure non uniformi e attività difficili da monitorare possono infatti aumentare il rischio operativo e rendere più complessa la gestione quotidiana della compliance.
A questo si aggiunge il tempo necessario per recuperare informazioni, verificare documenti e mantenere aggiornate tutte le evidenze richieste dalla normativa.
In un contesto in cui gli adempimenti aumentano continuamente, diventa quindi fondamentale adottare modalità organizzative più efficienti e strutturate.
Come semplificare la gestione della compliance antiriciclaggio
Per gestire correttamente gli obblighi antiriciclaggio non basta intervenire solo in prossimità delle scadenze.
È necessario costruire un sistema organizzativo che permetta allo Studio di controllare attività, documenti e procedure in modo continuo e ordinato.
La digitalizzazione dei processi rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio operativo e migliorare la gestione della compliance.
Centralizzare documentazione, verifiche e controlli consente infatti di semplificare il lavoro quotidiano, ridurre gli errori e avere sempre disponibili le informazioni necessarie in caso di verifiche ispettive.
Le soluzioni Buffetti dedicate ai professionisti aiutano gli Studi a gestire in modo più semplice e strutturato attività come:
- autovalutazione del rischio;
- adeguata verifica della clientela;
- archiviazione documentale;
- monitoraggio delle scadenze;
- gestione delle evidenze richieste dalla normativa.
L’obiettivo è rendere la compliance parte integrante dell’organizzazione dello Studio, evitando che ogni aggiornamento si trasformi in un’attività straordinaria da affrontare in emergenza.

Richiedi maggiori informazioni
L’aggiornamento dell’autovalutazione antiriciclaggio rappresenta oggi un passaggio fondamentale per tutti gli Studi professionali. Gestire correttamente la compliance significa migliorare l’organizzazione interna, ridurre il rischio operativo e affrontare con maggiore serenità eventuali controlli.
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